Un ingresso in cartongesso senza rubare il passaggio
L’ingresso di una casa romana è quasi sempre un corridoio, e un corridoio ha una sola regola: ci si deve passare. Tutto quello che si costruisce lì dentro si prende una fetta di quella larghezza, e la fetta si conta prima di decidere che cosa fare, non dopo.

Il corridoio prima, e quello che resta dopo
Il corridoio visto dall’alto. Sopra com’è adesso, sotto con il mobile addossato a una parete. Quello che conta non è la profondità del mobile: è la striscia che rimane libera.
Si misura da muro a muro, nel punto più stretto, e si segna. Nei palazzi romani degli anni sessanta un corridoio sta spesso intorno al metro e dieci.
Da qui ci devi passare tu, la spesa, una valigia e il divano il giorno del trasloco. Se il resto è poco, non si rinuncia al mobile: si cambia mobile, e si sceglie quello meno profondo.
Tre profondità diverse, per tre corridoi diversi
Si sceglie partendo dal numero della sottrazione, non dal gusto. Le profondità sono ordini di grandezza di mestiere: il numero vero si prende in sopralluogo.
L’armadio a muro
Per appendere un cappotto serve la profondità di una spalla, e non si scende sotto. È il mobile che risolve di più e che ruba di più: in un corridoio stretto spesso non ci sta.La scarpiera a ribalta
I ripiani inclinati tengono le scarpe in piedi e chiedono metà dello spazio di un armadio. In un ingresso stretto è quasi sempre la risposta giusta.La boiserie con la panca
Pochi centimetri: riquadri sulla parete, una mensola per le chiavi, una panca bassa. Non risolve il guardaroba, ma rende l’ingresso una stanza.40-85 €/mq, e in un ingresso la superficie è poca
Sono costi indicativi, materiali e manodopera compresi e IVA esclusa. Il preventivo è personalizzato e si fa in sopralluogo. In un corridoio i metri quadri sono pochi, quindi pesano di più le lavorazioni che la superficie.
- • La parete in sé costa poco, perché è piccola: quello che conta è quanti vani e quanti ripiani ci sono dentro.
- • I ripiani inclinati della scarpiera sono un lavoro a pezzo: si tagliano e si rinforzano uno per uno.
- • La luce dentro i vani e sopra lo specchio si conta a punto, e in un ingresso senza finestre è la voce che cambia tutto.
- • Le ante le fornisce un falegname o un rivenditore: noi facciamo la struttura e il vano.

Quello che ci chiedono prima di cominciare
Cinque domande vere, con la risposta corta.
Si misura la larghezza nel punto più stretto e si sottrae la profondità del mobile. Se quello che resta non lascia passare comodamente una persona con la spesa in mano, l’armadio non ci sta e si va su una scarpiera.
No: ingressi, corridoi e disimpegni sono fra i locali che per legge possono stare senza luce naturale diretta. Per questo la luce artificiale, qui, si progetta invece di arrangiarla.
Sì, coi tasselli adatti alla lastra. Per uno specchio grande o pesante conviene dirlo prima: il rinforzo si mette quando la struttura è ancora aperta e non costa quasi niente.
Dipende da quanto è profonda. Molti ingressi romani hanno già un rientro di venti o trenta centimetri: lì il mobile entra senza togliere niente al passaggio, ed è il caso migliore.
Due o tre giorni per una parete attrezzata di ingresso, stuccatura compresa. La pittura è a parte.
Dicci quanto è largo il tuo ingresso
La larghezza nel punto più stretto, la lunghezza del corridoio e che cosa ti serve tenerci. Con queste tre cose cominciamo.
Se hai una foto dell’ingresso, allegala: si vede subito dove aprono le porte.
Telefono 06 9480 2311 Email info@cartongesso.roma.it
Le opere che risolvono un ingresso
Tre pagine che partono da qui.

