Soppalco in cartongesso a Roma: il cartongesso riveste, non regge
Cominciamo da una cosa che su internet si legge spesso scritta male. Un soppalco non si regge sul cartongesso: le lastre di gesso non sono un materiale portante e non lo diventano. Il piano lo porta una struttura vera, in acciaio o in legno; la lastra riveste il sotto, il fronte e la scala. Detto questo, le altezze.

Che cosa chiede Roma, prima di tutto il resto
Un soppalco non si decide sul gusto: si decide col metro, in verticale. Queste sono le altezze che valgono a Roma, e se il locale non le ha il discorso finisce prima di cominciare.
il locale
complessivo
La barra scura in mezzo è il solaio del soppalco, e lo spessore che occupa è il primo nemico del conto: struttura, piano calpestabile e rivestimento si mangiano centimetri che tolgono ai due livelli. In più, il volume che resta sotto deve conservare l’altezza minima che gli spetta come locale, 2,70 metri o 2,40 dove è ammesso.
E i permessi: il titolo edilizio si valuta caso per caso, perché un soppalco cambia la superficie e a volte il volume. Chi ti dice che un soppalco si fa senza niente ti sta dicendo una cosa che non può sapere senza aver visto la pianta.
La struttura e il rivestimento sono due lavori
È la confusione più comune su questa parola, e vale la pena separarla una volta per tutte.
La struttura
Travi in acciaio o in legno, ancorate ai muri portanti, con il piano calpestabile sopra. È un lavoro strutturale: vuole un calcolo, vuole chi lo firma e vuole chi lo monta. Non lo decide chi posa le lastre.
Il cartongesso
Riveste l’intradosso (il sotto, che diventa il soffitto della stanza bassa), il fronte, il fianco della scala e, se serve, chiude i parapetti. Nasconde gli impianti e fa diventare una struttura a vista una stanza. Non porta pesi.
Noi quotiamo il rivestimento, non il soppalco
Sono costi indicativi, materiali e manodopera compresi e IVA esclusa, e riguardano la parte in lastra. La struttura è un’altra voce e la fa un’altra mano: il preventivo è personalizzato e si fa in sopralluogo, dopo aver capito che cosa regge.
- • L’intradosso, cioè il soffitto della stanza di sotto, si conta al metro quadro come un controsoffitto: 50-60 €/mq.
- • Il fronte e i fianchi si contano al metro quadro di superficie vista, e sono pochi metri ma tutti in vista: la finitura conta.
- • Il parapetto, se lo chiudi in lastra, vuole una struttura sua: non è una parete, è un elemento a cui la gente si appoggia.
- • Gli impianti che passano nell’intercapedine si quotano a punto, e vanno decisi prima di chiudere.

Quello che ci chiedono prima di cominciare
Cinque domande vere, con la risposta corta.
La frase è sbagliata e gira parecchio. Il cartongesso non regge pesi: il piano calpestabile lo fa una struttura in acciaio o in legno, e la lastra riveste il sotto e il fronte. Chi scrive il contrario sta promettendo una cosa che non esiste.
Il locale deve avere 4,40 metri complessivi e ciascuno dei due livelli almeno 2,10. In più, il volume che resta sotto deve conservare l’altezza minima che gli spetta. Si misura prima di qualunque altra cosa.
Si valuta caso per caso: un soppalco cambia la superficie e a volte il volume, e quello che serve dipende da come è fatto e da che destinazione ha. Non è una domanda a cui si risponde al telefono.
Dipende dalle altezze e dalla finestra: una stanza dove si dorme vuole luce naturale diretta. Molti soppalchi diventano studi, guardaroba o zone giorno proprio per questo.
Poco, ed è il motivo per cui si usa: il rivestimento non carica la struttura in modo significativo. Il peso vero sono le persone e i mobili che ci metti sopra, ed è quello che il calcolo deve considerare.
Dicci quanto è alta la stanza
L’altezza da pavimento a soffitto, la superficie e che cosa ci vuoi fare sopra. Con queste tre cose cominciamo, e la prima dice già quasi tutto.
Se hai la pianta o una sezione, anche una foto del foglio, allegala: le quote si leggono da lì.
Telefono 06 9480 2311 Email info@cartongesso.roma.it
Attorno al soppalco
Tre pagine che toccano lo stesso lavoro.

